L’economia attuale è instabile e non da segni di ripresa, almeno così sembra e una buona idea potrebbe essere quella di ripensare dalle radici una regolamentazione in materia per cercare di capovolgere una situazione che si sta trascinando verso un punto morto, mercati finanziari internazionali non hanno più fiducia e questo si trasforma in una crisi economica sempre più pericolosa.

La possibilità di trasformare il nostro sistema economico prendendo ad esempio quello islamico sembra un ipotesi molto lontana, ma in realtà potrebbe essere proprio l’inizio per un radicale cambiamento al livello economico su scala mondiale. Il sistema islamico sembra molto più stabile del nostro, forse anche grazie ai grandi capitali derivati dalla vendita di petrolio, resta il fatto che l’economia islamica legata alle leggi antiche del Corano sembra un sistema che funzioni meglio di quello Occidentale almeno al momento.

Il legame tra economia e religione è certamente la differenza sostanziale tra il nostro sistema e quello islamico che pone come fondamenti del suo modo di agire: divieto totale di interesse sul denaro, condivisione di rischi e introiti tra creditore e colui che contrae il debito, obbligo di aiutare le differenti transazioni finanziarie che siano basate su di un attivo reale. Non è concessa speculazione e non esistono investimenti certi, il denaro in ogni caso secondo le leggi coraniche non può essere tenuto fermo e non può di conseguenza aumentare senza essere investito.

Non c’è guadagno senza rischio. Al posto del comune IRS e Euribor utilizzato dalle banche occidentali, nelle banche islamiche ci troviamo di fronte a questa sigla PLS che è l’acronimo di Profit and Loss Sharing, principio fondamentale dell’istituzione creditizia islamica, totalmente opposta alla concezione occidentale del prestito. Infatti nel mondo islamico colui che presta denaro diviene parte stessa del suo investimento, dividendo con colui che richiede il prestito sia i rischi che i possibili proventi dell’investimento.

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